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PIZZA EXPERIENCE

2020-09-11 13:10

VINCENZO CENNI

PIZZA EXPERIENCE

TI ANDREBBE DI TRASCORRERE UNA FANTASTICA MATTINATA ALL'INTERNO DEL MERCATO PIÙ CARATTERISTICO DELLA CITTÀ E ASSAPORARE UNA PIZZA? CONTATTATI IN CHAT E PRENOTA

 

 

Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa
vedrai che il mondo poi ti sorriderà.
(Pino Daniele)

 

 

Il mercato nella nostra tradizione, rappresenta un vero e proprio stile di vita. Una volta dentro sembra di immergersi in un mondo in cui regna comicità, tradizione e semplicità. Allora mi sono chiesto: perché non creare un tour al mercato dove poter assaporare una pizza chiamata ^A portafoglio^? 

Noi Napoletani, durante le nostre passeggiate al mercato perdiamo gran parte del nostro tempo ma per non rinunciare al pranzo ci affidiiamo alla pizza A portafoglio. 

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La storia della pizza a portafoglio

 

Contrariamente a quanto si pensi, la pizza a portafoglio non è antichissima, sicuramente non quanto la pizza classica. Pare sia stata inventata alla Pizzeria Port’Alba, fondata nel 1738 ma è ovviamente impossibile risalire all’origine reale. Molto probabilmente risale alla metà del secolo scorso e lo deduciamo dal "Ventre di Napoli" di Matilde Serao. La fondatrice de Il Mattino ha codificato il cibo da strada della Napoli dei primi del ‘900, un libro pensato per le persone povere. La grande assente di questo libro è proprio la pizza a portafoglio perché all’epoca le pizze erano grandi e venivano vendute a fette, come in America.

Si legge : "Il pizzaiuolo che ha bottega, nella notte, fa un gran numero di queste schiacciate rotonde, di una pasta densa, che si brucia, ma non si cuoce, cariche di pomidoro quasi crudo, di aglio, di pepe, di origano: queste pizze in tanti settori da un soldo, sono affidate a un garzone, che le va a vendere in qualche angolo di strada, sovra un banchetto ambulante e lì resta quasi tutto il giorno. Vi sono anche delle fette di due centesimi, pei bimbi che vanno a scuola; quando la provvista è finita, il pizzaiuolo la rifornisce, sino a notte. Vi sono anche, per la notte, dei garzoni che portano sulla testa un grande scudo convesso di stagno, entro cui stanno queste fette di pizza e girano pei vicoli e dànno un grido speciale, dicendo che la pizza ce l’hanno col pomidoro e con l’aglio, con la muzzarella e con le alici salate. Le povere donne sedute sullo scalino del basso, ne comprano e cenano, cioè pranzano, con questo soldo di pizza".

In questo breve stralcio si evidenziano due cose: la Napoli di inizio ‘900 è una città vivissima. Povera forse, ma viva assai: esisteva già la slice pizza, inventata in Italia e non negli Stati Uniti come sostengono molti americani. Il garzone portava le pizze lungo le strade, fino alle case e sui luoghi di lavoro, di fatto parliamo di delivery.

C’è anche un altro significativo passo della Serao a riguardo: le fette di pizza a domicilio erano amate dalle donne, non solo quelle dei bassi. Il garzone camminava lungo le strade e queste fette arrivavano soprattutto sui banconi delle sarte di via Duomo, storicamente la via dell’alta moda partenopea. La Serao ci parla di donne di inizio ‘900 che lavoravano e non potevano cucinare. Constatiamo, tristemente, che è avveniristico perfino per i giorni d’oggi.

Probabilmente la pizza a portafoglio nasce quindi nel secondo dopoguerra, con il boom economico e la nascita di numerosissime pizzerie, molte delle quali riconvertite: da bassi con la friggitoria diventano dei veri ristoranti.

Nei banconi con crocché e arancini ci sono finite anche queste pizzette, diverse da quelle del bar e diverse dalle tonde classiche. Un cibo da mangiare camminando, all’uscita da scuola esattamente come i bambini della Serao. Curiosamente anche la pizza a portafoglio viene realizzata con lo stesso metodo delle pizze vendute ai bambini a pochi centesimi: si usa lo "scarto".

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